dimecres, 27 de gener de 2016

La Retirada del 1939 e gli anni dell’esilio repubblicano

Testo della conferenza sul esilio repubblicano per l’evento "Acoggliere Nell'emergenza Ieri e Oggi" di Rimini (Emilia-Romagna, Italia), 29 gen 2016.

Il XX secolo è stato un secolo di sconvolgimenti, sia per l'Europa che per la Spagna. Anche se la Spagna durante la prima guerra mondiale non si era alleata ufficialmente con nessuno dei due blocchi contendenti, i repubblicani, i partiti socialisti e i sindacati simpatizzavano per le democrazie. Invece, i conservatori sostenevano in gran parte gli interessi degli Imperi centrali. Così era accaduto in Grecia con le fazioni contrapposte di E. Venizelos e di Re Costantino, per esempio, e in altri paesi che rimasti ufficialmente neutrali.
Questi due modi di intendere il mondo e la società sono stati dibattuti in Spagna negli anni successivi, nel quadro di una monarchia costituzionale e di un sistema democratico limitato (il suffragio politico non era universale, per esempio). Essenzialmente, la Spagna era un paese agricolo con due sole regioni industrializzate, la Catalogna e i Paesi Baschi, che hanno lottato per mantenere la propria identità e la propria lingua al di fuori della cultura spagnola dominante.
Fino agli anni Venti, i sindacati operai –soprattutto il sindacato anarchico CNT–  erano riusciti a ottenere alcuni diritti per i lavoratori attraverso scioperi e manifestazioni, come la giornata lavorativa di otto ore. Nel frattempo, su un altro fronte, i movimenti politici regionalisti, catalano e basco, richiedevano più autonomia. Tutto questo era visto dai conservatori centralisti spagnoli come una minaccia per lo Stato. Con tale pretesto, nel 1923 è estato giustificato il golpe militare di Primo de Rivera, appoggiato dal re. Fu un colpo di stato reazionario, come quello di Miklós Horthy in Ungheria nel 1920, di Mussolini in Italia nel 1922 e come il colpo di stato militare avvenuto in Bulgaria nel 1923 contro il Partito Agrario di A. Stambolinsky.
Dopo la dittatura spagnola, la prima elezione che ha avuto luogo è stata ampiamente vinta dai partiti repubblicani. Così, il 14 aprile 1931 viene proclamato il regime politico della Seconda Repubblica. “Seconda”, in quanto vi era già stata una repubblica nell'Ottocento. La grande vittoria repubblicana portò all'abdicazione del re Alfonso XIII. La Repubblica ebbe diversi governi, prima di sinistra, poi dei conservatori. Con la sinistra al governo, i partiti socialisti e repubblicani guidati dal presidente Manuel Azaña  migliorarono i rapporti di proprietà in agricoltura, riorganizzarono l'esercito, crearono nuove scuole, apportarono miglioramenti nel lavoro ed estesero a tutti il diritto di voto. Fu realizzata la secolarizzazione dello Stato e si diede vita al decentramento politico per garantire l'autonomia della Catalogna e dei Paesi Baschi.
Tuttavia, era sempre forte l'opposizione dei partiti di estrema destra, formata da ultra conservatori, partiti autoritari e fascisti e dalle alte gerarchie dell'esercito e della Chiesa,  che disapprovavano queste misure. La destra fallisce un colpo di stato nel 1932 e poi ne realizza un secondo il 17 e 18 luglio 1936, quello che alla fine conduce alla guerra civile spagnola. Per parte sua l'estrema sinistra –gli sindacati del lavoro anarchico– sollecitava riforme più profonde. La classe operaia era sempre più a favore di una rivoluzione sociale rispetto alla prospettiva di una Repubblica democratica liberale.
La guerra civile spagnola fu una specie di preludio alla seconda guerra mondiale, una guerra tra democrazie e partiti di sinistra contro il fascismo, come avverrà nel 1939.
All'interno del conflitto spagnolo, le forze di destra, i ribelli –auto-nominatisi “nazionalisti”– avevano il supporto dell'Italia fascista e della Germania nazista, con Hitler al potere già da tre anni, e il sostegno della gerarchia ecclesiastica. I repubblicani, invece, potevano contare solo sul sostegno dell'Unione Sovietica, del Messico e delle Brigate internazionali, composte da 40.000 volontari provenienti da 60 diversi paesi. Un volontario era George Orwell, il più noto scrittore britannico. La Repubblica spagnola non riceveva, peraltro, alcun sostegno ufficiale da parte di democrazie come Francia e Regno Unito.
Progressivamente, la guerra divise il paese in due zone. L'esercito nazionalista era supportato da italiani e tedeschi, che sperimentarono così nuove tattiche di guerra, come l'infame bombardamento di Guernica che fu completamente devastata e in seguito immortalata da Pablo Picasso nel suo famoso dipinto. Dopo la guerra di Spagna, Italia e Germania applicarono le stesse modalità durante la seconda guerra mondiale. Con tali supporti, l'esercito nazionalista era superiore e occupò il territorio a partire dal Sud, per risalire poi verso le zone settentrionali. Fin dall'inizio i nazionalisti cercarono di occupare Madrid, ma non poterono conquistarla se non alla fine del conflitto.
La guerra portò violenza in entrambi i campi. Nella parte repubblicana dominavano le forze anticlericali; in quella nazionalista le autorità promossero repressioni contro la classe operaia e i repubblicani, con molte esecuzioni e sepolture in fosse comuni. Attualmente, le Nazioni Unite sollecitano la loro apertura a fini di studio.
Allo stesso tempo, nelle zone sotto controllo repubblicano –soprattutto in Catalogna– una rivoluzione operaia trasformava la proprietà privata in collettiva e modificava certe convenzioni sociali, come il ruolo della donna e il rapporto tra poatrono e operaio. In quelle controllate dai nazionalisti, al contrario, l'organizzazione politico-sociale diventava fortemente gerarchica. Il generale Francisco Franco stava prendendo la maggior parte dei poteri e veniva nominato capo di tutto il movimento reazionario.
Nei mesi finali della guerra, si svolse la battaglia del fiume Ebro, ultima grande prova  dell'esercito repubblicano. Nel frattempo, nel settembre 1938, veniva firmato il Patto di Monaco tra Hitler e le democrazie, e deciso lo smembramento della Cecoslovacchia. Così, i repubblicani spagnoli persero la speranza che un conflitto internazionale potesse costringere le democrazie europee a schierarsi in loro favore.
Dopo la sconfitta di Ebro, i nazionalisti  iniziarono a occupare la Catalogna obbligando l'esercito repubblicano e molti civili a fuggire in Francia. In totale, gli esuli furono circa 500.000: popolazione locale (catalana) e rifugiati arrivarono da varie parti della Spagna in fuga dai nazionalisti. Si tratta della più imponente emigrazione politica nella storia della Catalogna e della Spagna. Oltre al personale militare e civile, esiliò in Francia la maggior parte dei politici repubblicani, intellettuali di spicco e professionisti all'avanguardia del paese. Questo movimento è noto come la Retirada. Gli persone che lasciano la Spagna erano bombardata dell'aviazione italiana e franchista.
Va detto inoltre che alcune minoranze avevano lasciato la Spagna anche prima della fine della guerra civile, ad esempio bambini che si erano rifugiati in Messico o nell'URSS. Oggi essi sono importanti punti di riferimento nella storia dell'esilio, poiché questi testimoni sono gli unici ancora in vita. Loro offrono una lettura meno politicizzata e più sociale.
Pero se si considerano gli esuli della fine della guerra, ed il suo profilo politico e sociale, si ricava che prevalgono i maschi –circa il 60%– con un'età media di trent'anni, impiegati nel settore industriale e nel settore agricolo –benché siano presenti anche intellettuali–, e vicini alle opzioni politiche libertarie, oltre naturalmente a repubblicani, comunisti e socialisti.
Nei primi giorni, la frontiera fu aperta con riluttanza per l'ingresso di tutte queste persone. L'accoglienza delle autorità francesi fu terribile, gli esuli sono stati presi nei campi per rifugiati in condizioni di vita molto deplorevoli e, all'inizio, allo scoperto. Uomini da un lato, donne e bambini dall'altro. I primi campi vennero costruiti sulle spiagge. C'erano anche i luoghi specifici di pena. A causa delle dure condizioni di vita, si stima che tra febbraio e settembre 1939 abbiano fatto ritorno 225.000 esuli, tra cui molti soldati dell'esercito repubblicano che si era ritirato in Francia nel febbraio 1939.
Molti che non hanno resistito, si sono ammalati e sono morti nei campi. Per accogliere i pazienti furono allestite quattro navi ospedale e in tal senso fu importante l'iniziativa della maestra svizzera Elisabeth Eidenbenz che mirò a dare vita a una struttura specifica per le madri, a Elna. Dal 1939 al 1944 avvennero qui quasi 600 parti. Anche a Brullà e a Banyuls sorsero altri due centri di maternità, seppure più modesti. Allo stesso tempo, alcuni scrittori, artisti, studenti e intellettuali furono ospitati in centri specifici, come il castello di Valmy (in Argelers) o nei successivi centri di Montpellier, Toulouse, Roissy-en-Brie e Roissy-la-Rivière.
In questo momento, l'esilio repubblicano ha iniziato una nuova fase segnata dalla diaspora. Alcune persone hanno cercato di recarsi in America, l’URSS o la Gran Bretagna, in fuga dalla Francia in barche. Alcuni degli esuli riuscirono a ricostruire la propria vita fuori della Francia. In effetti, la Francia aveva fatto una richiesta internazionale affinché altri paesi aprissero la porta ai rifugiati spagnoli, ma solo Messico, Cile, Repubblica Dominicana, Colombia e Cuba diedero una risposta positiva. La redistribuzione degli esuli avvenne soprattutto in America Latina e in particolare in Messico. Altri esuli furono accolti in paesi come Inghilterra, URSS e Nord Africa. Da quel momento la storia dell'esilio diventa una complessa storia politica di emigrazione, con più variabili. In conclusione, l’agosto di 1939, 20.000 profughi avevano già lasciato la Francia.
Nel frattempo, le truppe di Franco avevano occupato Valencia e Madri. Il primo girono di aprile 1939 la guerra finisce. Oltre agli esuli, la guerra civile ha causato complessivamente non meno di 400.000 morti. Gli esuli e coloro che erano rimasti in patria sarebbero stati perseguitati in seguito dalla “Legge delle responsabilità politiche”, base della repressione franchista. Così nacque in Europa una nuova dittatura che si aggiungeva a quelle affermatesi negli ultimi dieci anni, come la dittatura del re Alessandro I in Jugoslavia (1929); quella di Hitler in Germania (1933); quella militare di Re Boris III di Bulgaria (1934) e di Metaxas in Grecia (1936). In Spagna il regime è guidato dal generale Francisco Franco e si colloca tra il nazionalismo reazionario e il fascismo totalitario.
Tra il 1939 e il 1942 prevalse il carattere fascista del regime, in linea con i vecchi alleati della guerra civile. Infatti dal 1936 il franchismo aveva cercato di costruire un nuovo regime seguendo i modelli italiani e tedeschi. Tuttavia, è stato sempre sotto stretta sorveglianza da parte dei militari, rafforzati dalla vittoria in guerra. Al vertice di essi, Franco, che assunse la presidenza del Governo dello Stato, il comando dell'esercito e del partito unico. L’intenzione dei vincitori della guerra civile era di abolire le riforme della Repubblica, un'idea che non ebbe il sostegno della maggioranza della popolazione; quindi, si dovette usare la repressione.
Va ricordato che dopo la guerra civile fu creato un sistema repressivo organizzato, in primo luogo per i militari repubblicani e i prigionieri di guerra che tornavano dalla Francia. Furono reclusi in campi di concentramento per essere classificati: quelli considerati innocui potevano essere liberati dietro convalida di persone di fiducia del regime; gli altri venivano imprigionati e se hanno pene minori, sono stati inclusi in squadre per il lavoro forzato.
Comunque, la repressione colpì la maggior parte della popolazione, data la diffusa mancanza delle libertà culturali, morali, religiose e politiche. Questo controllo fu esercitato con limitazioni dei diritti e delle libertà delle persone e dei gruppi, con divieti, inchieste della polizia, persuasioni, accuse e l'imposizione di una nuova morale e una nuova memoria, per esempio, a favore di "los Caídos", vale a dire i caduti durante la guerra. I sindacati e i partiti politici furono aboliti e gruppi della classe operaia, marxisti, liberali, repubblicani e regionalisti vennero perseguitati. L'uso pubblico del catalano fu proibito e, ovviamente, i governi autonomi catalano e basco furono aboliti. I diritti delle donne, da poco conquistati, furono  nuovamente conculcati, e fu assegnato loro un ruolo di sottomesse. Inoltre ci fu epurazione di insegnanti e gli impieghi pubblici vennero riservati ai sostenitori del nuovo regime.
Allo stesso tempo, coloro che avevano avuto responsabilità politiche durante la Repubblica furono puniti: attraverso denunce e indagini, i sospettati furono arrestati e portati in tribunale, furono inflitte ammende e le loro proprietà confiscate. Allo stesso tempo, altre persone è stato condannato all'esilio, incarcerati o giustiziati. Le confische furono 300.000; ci sono stati da 400.000 a 750.000 detenuti; infine, c’eranno 130.000 esecuzioni.
Nel settembre 1939 scoppiò la prima guerra mondiale e la Spagna fu moralmente vicina ai poteri dell'Asse. La Divisione Azzurra –División Azul– fu inviata a combattere sul fronte russo con i nazisti, analogamente alla Legione Vallonia, organizzata dal fascista belga Léon Degrelle. Allo stesso tempo, il confine dei Pirenei fu gradualmente fortificato, temendo un'invasione alleata. Tuttavia, la Spagna non entrò mai ufficialmente nel conflitto, come è successo ad esempio per l'Italia o la Bulgaria.
Dal momento in cui la Francia entrò in guerra, le autorità francesi volevano cacciare i profughi spagnoli che non erano utili: donne, bambini e anziani. I giovani invece potevano lavorare nell'industria di guerra, in agricoltura, in gruppi di lavoratori stranieri, o arruolarsi nella Legione Straniera. Così, lo Stato francese stava svuotando i campi di concentramento.
Dal giugno 1940, la Francia è stata divisa in due parti. In quella meridionale si instaurò il regime di Vichy –collaborazionista rispetto alla Germania di Hitler– dove i repubblicani cominciarono ad essere strettamente monitorati. Comunque, la parte settentrionale fu occupata direttamente dalle truppe tedesche.
Gli esuli spagnoli subirono questa occupazione e 12.000 di essi furono deportati nei campi nazisti. La maggior parte fu portata in Stalag (campi di prigionia tedeschi per prigionieri di guerra), e successivamente mandata nei campi di concentramento, luoghi di punizione, esaurimento e morte. Nomi come Dachau, Buchenwald, Mauthausen e Ravensbrück sono parte della memoria corrente del movimento repubblicano spagnolo. Nei campi nazisti furono internati 12.000 spagnoli, 7.300 dei quali a Mauthausen.
Inoltre, esuli ben noti furono arrestati dai nazisti e il presidente del governo catalano, Lluís Companys, estradato in Spagna, fu fucilato dalle autorità di Franco. Lluís Companys è stato giustiziato il 1940 –lo scorso anno abbiamo commemorato il 75° anniversario. Così, il presidente catalano sarebbe l'unico presidente democraticamente eletto ad essere stato assassinato dalle forze del fascismo europeo.
Altri esuli si unirono ai partigiani antifascisti della resistenza francese –il maquisard– o alle forze alleate, partecipando dal 1944 a operazioni per liberare l'Europa, ma non si riuscì a liberare la Spagna. A differenza dei partigiani italiani, jugoslavi, rumeni e bulgari, nel caso della liberazione spagnola, i partigiani non avevano il sostegno degli eserciti alleati.
Nonostante ciò, la vittoria degli eserciti alleati portò a una rinascita dell'esilio politico e istituzionale. Nel 1945 nacquero nuovi governi –spagnolo, catalano e basco– ma presto si constatò che il regime di Franco non sarebbe stato abbattuto dalle potenze vincitrici. L’esilio  ripensò alla propria esistenza. Così, una parte significativa tornò in Spagna durante la seconda metà degli anni Quaranta. Complessivamente in tutto il mondo rimasero circa 200.000  rifugiati, 40.000 dei quali in America.
La dittatura di Franco restava salda e si rafforzava grazie a nuove misure, quali la riforma del sistema di istruzione per rieducare i ragazzi, il controllo dei mezzi di comunicazione e un attivo sistema di propaganda. Tutto questo e il regime del terrore tenne la popolazione in una condizione di obbedienza passiva. Questo spiega la durata della dittatura, quasi quarant'anni, fino al 1975.
Ma c'è un secondo fattore, non meno importante, che aiuta a spiegare la sopravvivenza del regime nel corso degli anni: l'adattamento al contesto internazionale, con un forte sostegno da parte degli Stati Uniti, a partire dalla fine degli anni Quaranta. Infatti, in concomitanza con la prima vittoria britannica in Africa nel 1942, Franco virò verso una posizione di minore coinvolgimento con Hitler e Mussolini e di una maggiore apparenza democratica. Comunque, alla fine della seconda guerra mondiale, l'ONU pose veti al regime di Franco e così il 1946 è stato probabilmente l'anno più difficile per la sopravvivenza del regime.
Questa condizione muta nel 1947, quando l'atmosfera di tensione dovuta alla nascente Guerra Fredda –con le questioni del blocco di Berlino e la propensione della Grecia verso il comunismo– aiuta il regime franchista a sopravvivere. Il mondo era diviso tra comunismo e capitalismo, per cui il dittatore si presenta come un radicale anticomunista e gli Stati Uniti lo accettano. Gli Stati Uniti non volevano il ritorno a la Repubblica poiché temevano le ipotetiche influenze comuniste sulla democrazie spagnola. In cambio, Franco lascia che gli Stati Uniti installino basi militari in Spagna. Così, il regime franchista inizia una nuova fase tra il 1950 e il 1955, con diversi accordi internazionali con gli Stati Uniti e, infine, con le Nazioni Unite. I nordamericani avrebbero fatto lo stesso in Grecia nel 1967 per sostenere il regime dei colonnelli.
La dinamica della Guerra Fredda significava la persecuzione dei comunisti in esilio, accusati di essere agenti filosovietici. Furono deportati in paesi dell'Europa orientale come Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Polonia, Germania orientale, eccetera. C'è da dire che paesi che potevano rappresentare il destino dei rifugiati spagnoli fin dal 1945, come l'Italia, furono inspiegabilmente estranei al presente fenomeno. Ma alcuni rifugiati restarono delusi dalla realtà dei paesi comunisti e cercarono una terza destinazione: Svezia, Norvegia, Marocco, eccetera. Altri invece vissero in perfetta armonia con la realtà pianificata e statalista di stile soviético.
Per quanto riguarda gli esuli in Europa occidentale e in America, finirono per confondersi con un’altra emigrazione spagnola: la migrazione economica. Anche il vecchio esule politico attrasse questo tipo di migrazione verso i luoghi dove si era insediato. L'esilio puramente politico fu riservato a una minoranza che aspettava il giorno in cui Franco sarebbe morto.
Il secondo periodo del regime di Franco inizia negli anni Cinquanta e dura fino al 1975. Questo fu un periodo di crescita economica e di cambiamento sociale, basato su una economia di mercato e in particolare sul turismo europeo, attratto dal "sole di Spagna". In questo periodo nascono anche nuovi movimenti sociali di protesta, differenti dalle vecchie forme di lotta degli anni Trenta durante la Repubblica e degli anni Quaranta ai tempi della guerriglia. In efetto, negli anni sessanta, sono emersi nuovi settori di oppositori al regime: movimenti di quartiere, intellettuali marxisti, movimenti di base cristiani, il sindacato clandestino chiamato “Comisiones Obreras”, gruppi studenteschi, movimenti regionalisti, eccetera. Ad essi va aggiunta l'organizzazione armata dell'ETA Basca, che ha agito più volte contro gli interessi del regime. Allo stesso tempo, nel 1966 è stata abrogata la “Legge delle responsabilità politiche”, vale a dire la base de la repressione del regime di Franco e la legge che impediva agli esuli di ritornare in Spagna.
Nella fase finale del regime, ci furono diversi giorni di protesta, in parallelo all'invecchiamento del dittatore e alla crisi economica del 1973. Benché malato, tra il 1974 e il 1975 Franco firmò alcune condanne a morte. Egli infine morì il 20 novembre 1975. Come  il dittatore stesso aveva pianificato, gli successe il re Juan Carlos di Borbone. La transizione verso la democrazia si aprì con aspetti positivi e altri negativi. Tra quelli positivi, la Spagna era sulla strada di un sistema di libertà e di garanzie democratiche per la popolazione; sull'altro versante, l’aspetto più negativo era la mancanza di un qualsiasi procedimento legale contro gli responsabili della dittatura e il silenzio e l'oblio sul periodo di Franco.
Transizione significa fine delle ragioni per l'esistenza dell'esilio, ma col tempo questa situazione è diventata definitiva in molti di coloro che hanno lasciato la Spagna nel 1939. Anche per quanto riguarda l'esilio catalano, il Presidente del Governo spagnolo ha accettato che il Presidente del Governo della Catalogna, Josep Tarradellas, tornasse dall'esilio. Tarradellas fu restituito al suo ruolo di presidente della Generalitat, l'unica istituzione della Repubblica sopravvissuta alla dittatura.
Oggi, il ricordo di questo periodo è ancora qualcosa di irrisolto in Spagna. I diversi partiti politici non sono d'accordo sul significato della dittatura, il periodo repubblicano e la guerra civile. Il franchismo non è stato studiato con il sostegno esplicito delle istituzioni e, al giorno d'oggi, per esempio, ci sono fosse comuni di Guerra civile che sono ancora chiusi, anche se le Nazioni Unite hanno affermato que che devono essere aperte.